| Forget your MOUSE: muovere il puntatore con lo sguardo Le
interfacce grafiche che conosciamo sono figlie del mouse.
Cosa succederebbe se lo mettessimo in dubbio, o se –addirittura-
lo archiviassimo del tutto?
Cosa c’è dopo il mouse e come potrebbero
cambiare le interfacce che conosciamo?
Questo
articolo nasce dall’incontro che ho avuto con
Henrik Eskilsson, Ceo di TOBII, una società svedese
che ha introdotto una importante innovazione nell’ambito
dell’eye-tracking.
Diciamolo
subito: la tecnologia TOBII, possiede tutte le potenzialità
per pilotare una interfaccia grafica usando soltanto
gli occhi (niente mouse, niente caschetti tipici del
tracket, etc). In questo senso -l’eye-tracking-
smette di essere una tecnologia di suppporto alla analisi
e valutazione di display visivi, e si presenta come
possibile strumento di innovazione in ambito interaction
design. Spostare le icone con gli occhi promette di
cambiare alcuni consolidati paradigmi di interazione.
Ma
per passare dalla “potenzialità”
alla concreta possibilità (ed al prodotto) c’è
ancora da fare e, con Henrik, si sta lavorando a mettere
la tecnologia di eye-tracking a servizio di uno specifico
genere di disabilità. Questo infatti sarebbe
il passaggio intermedio più corretto e consistente
per realizzare il “visual mouse” definitivo.
Primo
obiettivo di questo progetto intermedio, è consolidare
l’interfaccia di un sistema (l’ambiente
Windows) in modo che sia completamente utilizzabile
SENZA il mouse. In questo modo –un utente disabile-
portebbe selezionare una icona, cliccarci, spostare
un oggetto, con il semplice sguardo.
Ma
come funzionerà questo “visual mouse”?
La prima azione necessaria è stata relativa alla
pulizia dell’interfaccia. Allontanare le diverse
aree selezionabili nello spazio dello schermo faciliterà
il loro puntamento univoco.
La
modalità di reazione/feedback delle icone/aree
attive sarà diversificata e –con il visual
mouse- le icone/aree attive saranno sensibili al “mouse
over”, ovvero: sarà possibile selezionare
ed attivare con gli occhi una specifica icona/comando.
Se
l’interfaccia è consistente rispetto all’utilizzo
del visual mouse, la modalità di selezione attarverso
il mouse over, non necessità del puntatore. La
classica freccina/manina che siamo abituati a muovere
con il mouse classico può tranquillamente essere
“nascosto”. Almeno sino a quando qualcuno
non tocchi il mouse classico, riattivandone le funzionalità.
Il
fatto di nascondere il puntatore ha due effetti immediati:
- riduce la senzazione di fatica correlata al “peso”
di doversi trascinare dietro l’icona stessa del
puntatore
- elimina completamente il movimento di fondo (rumore)
conseguente alla sensibilità del tracker ed ai
micromovimenti oculari.
L’interfaccia
risultante è dunque abbastanza diversa da quelle
attuali. Il nostro desktop sarà molto più
pulito, ed il puntatore svanito.
Per
le interfacce, si ritorna sulla strada del design minimale.
Ma
questo genere di interfaccia è usabile anche
dai non disabili?
SI.
In fondo sono interfacce semplificate che possono consentire
–in qualunque momento- di ritornare all’uso
del mouse tradizionale e continuare a passare dal puntamento
con gli occhi a quello con le mani.
NOTA:
Già con sistemi precedenti al TOBII era possibile
scrivere...
Pensate,
ad esempio, al momento in cui state compilando un FORM,
e a poter usare entrambe le mani per scrivere il contenuto
di ogni singolo campo e –contemporaneamente- di
poter saltare da un campo all’altro semplicemente
fissandolo (per un tempo minimo prestabilito).
In
questa visione, il punto è AFFIANCARE l'uso del
mouse classico (ma anche tastiere ed altri dispositivi
di input) e non di sostituirlo.
Ma
i non-disabili hanno anche altre possibilità
di utilizzo di un visual mouse pensato per i disabili.
Siamo tutti disabili se guardiamo –senza poter
toccare in nessun modo- un video che sta dall’altra
parte della vetrina di un negozio.
In
termini di Interaction Design, con Henrik abbiamo suddiviso
le opportunità offerte da questo genere di interfaccia
in “interazione attiva” e “interazione
passiva”.
L’interazione
attiva ci consente di selezionare un oggetto e poi manipolarlo
secondo regole previste (rotazione, scrolling, avvicinamento,
etc). L’interazione passiva invece assiste situazioni
dove si può usare soltanto il comando selezione/deselezione.
In questi ambienti possiamo pensare di introdurre agenti
intelligenti e supporti “proattivi” che
facilitino uno uso “per browsing” delle
opportunità offerte da sistema.
Le
opportunità di utilizzo di questa tecnologia
in ambito “interfacce pubbliche” è
di grande rilievo. Si pensi a tutti quei sistemi di
advertising o tipo totem multimediali, che potrebbero
essere usati senza contatto diretto con il loro utilizzatore.
Al sistema potrebbe essere garantita una maggiore protezione
fisica. All’utente una esperienza fondata sulla
forte reattività del sistema e l’eliminazione
dei problemi di igiene tipici delle interfacce pubbliche
(si entra in contatto con più germi usando un
telefono pubblico che con un bagno in uno stagno).
Certo
siamo ancora lontani dalle interfacce pubbliche alla
Minority Report, ma è come se stessimo compiendo
un primo piccolo passo in quella direzione. Di fatto
–ad oggi- le uniche interfacce pubbliche sono
dei banali terminali collegati ad Internet o poco più.
Dal nostro punto di vista invece è proprio il
mercato dell’advertising uno dei più interessanti.
La
sola idea di poter sfogliare un catalogo con gli occhi
(chissà magari guardando –da fuori- un
monitor che sta nella vetrina di un negozio) o poter
“inseguire” lo sguardo del nostro utente,
ci sembra interessante.
Anche
dal punto di vista artistico, le possibili installazioni
reattive che possono essere basate su questa tecnologia,
ci sembra possano offrire modalità inesplorate
di interazione/interferenza tra persone ed ambienti.
Chissà, forse un giorno accenderemo o spegneremo
anche le luci di casa con lo sguardo (o magari cambieremo
il canale della tv). Nel frattempo c’è
molto lavoro da fare per mettere a punto il software,
gli scenari di applicazione/interazione, gli hardware
di corredo necessari, il testing di tutto il sistema…
Non
so se –con il nostro progetto- noi finiremo per
lanciarci in una situazione di high-tech estremo o,
al contrario, produrremo soltanto un nuovo gadget. L’unica
cosa che mi pare evidente, è che un altro tassello
del mosaico del nostro futuro da film ci viene posta
dinanzi agli occhi. E stavolta dovremo stare davvero
attenti a dove guardiamo.
Informazioni dell'autore:
Leandro Agrņ
Interaction designer, esperto di eye-tracking e di usability.
Dal '97 ha creato e gestito dipartimenti di design/innovazione in aziende
fortemente legate a Internet e alla ricerca nelle
nuove tecnologie. Come Partner & Director della SRLABS č oggi impegnato
nella progettazione di innovative interfacce uomo-macchina.
Per maggiori informazioni >>> www.leeander.com
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